L’arte del capire

Capire e analizzare per mettere in campo una strategia.

Quale è la bussola per orientare la tua strategia?

Nel 1983, Seth Godin, diceva di essere un giovane ed inesperto brand manager all’interno di un’azienda di software che all’improvviso si ritrovò con un budget pubblicitario milionario.

In poche parole egli sprecò tutto quel budget pubblicitario, gli annunci non funzionarono e le pubblicità vennero ignorante, anche se in qualche modo, il software creato vendette.

La sua esperienza in dozzine e dozzine di progetti dal guerrilla marketing allo storytelling lo hanno portato a comprendere che in un percorso è importante capire cosa funziona oppure no: un processo e un continuo esperimento fatto di tentativi ed errori.

Questo lo ha portato a capire che è importante orientarsi secondo una bussola che ha come nord la condizione umana e la cultura e per poter utilizzare questa bussola servono pazienza, empatia e rispetto.

 

La bussola del marketing implica la comprensione del soggetto e della sua cultura.

Se impariamo come gli esseri umani decidono, agiscono, sognano, abbiamo fatto centro e se li aiutiamo a diventare la versione migliore di loro stessi, ciò che vogliono essere, abbiamo capito cos’è il marketing.

Fare marketing oggi significa aiutare le persone a diventare la versione migliore di loro stessi, per questo serve capire come essi agiscono, sognano, decidono.

 

Una strategia di base

  • Serve analisi, per capire che cosa realizzare: un prodotto che valga la pena essere creato.
  • Il prodotto o il servizio va progettato in modo che le persone ne traggano beneficio.
  • Dobbiamo narrare una storia che corrisponda al racconto e ai sogni di un determinato gruppo di soggetti (smallest viable market, minimo mercato sostenibile per fare business).
  • Dobbiamo diffondere la notizia, fare comunicazione per promuoverlo.
  • Essere visibili sempre, con costanza e supporto a favore di chi ci ha scelti e non, non dobbiamo trascurare le conversazioni e stimolare un giudizio positivo.
    Possiamo far passare il nostro prodotto di bocca in bocca e coinvolgere delle tribù a parlarne mentre creiamo qualcosa che dia loro del valore.

 

Risolvere i problemi

Coloro che pensano di utilizzare i consumatori per risolvere i problemi dell’azienda sbagliano, al contrario, dobbiamo utilizzare le risorse dell’azienda per risolvere i problemi ai nostri possibili consumatori.

Per creare un marketing mix di valore dobbiamo risolvere dei problemi.

Un buon operatore di marketing si propone di servire le persone, naturalmente non per fare loro un favore, ma cerca con empatia e ascolto di capire le esigenze, ed un consumatore sarà ben felice di pagare il prezzo necessario per risolvere il suo problema.

Per questo creare delle storie vere, di soluzione ai problemi, si rivelano vincenti.
Dobbiamo far capire che noi possiamo far diventare il consumatore ciò che desidera e sogna.

Cosa possiamo fare?

Quello che i professionisti sanno è questo:

  • essere creativi può cambiare il mondo, replicare da sicurezza, ma fare un passo in più è ciò che può creare un vero valore, in tutte le cose, anche nelle più piccole.
  • Non possiamo non chiederci “per chi e?” quando creiamo un prodotto, la risposta alla nostra domanda sarà la nostra bussola.
  • L’atteggiamento professionale è puntare ad uno scopo, dopo esserci chiesti per chi stiamo lavorando è a cosa serve ciò che stiamo facendo, per chi acquisterà il nostro prodotto o servizio.
  • Siamo fatti di storie. Siamo fatti di passato e di esperienze e abbiamo dei sogni, le nostre storie sono vere.
  • Possiamo segmentare in gruppi di persone simili, partendo dal presupposto che dobbiamo puntare ad uno smallest viable market, un minimo di persone verso le quali indirizzare le nostre arriverà, tutte riconducibili ad una buyer persona.

     

 

Cosa dobbiamo chiedere a noi stessi?

  • Le domande da porci sono: “quanti sono uguali o simili alla persona per la quale stiamo lavorando? Messe assieme costituiscono una massa critica che possiamo soddisfare?”
  • Ciò che raccontiamo o reclamizziamo del nostro prodotto o servizio è percepito in modo diverso da chi ci ascolta.

     

  • Ciò che pensiamo del nostro prodotto o come ce lo raccontiamo è assolutamente diverso da chi ascolta ciò che diciamo: dobbiamo raccontare a loro la loro storia, non la nostra.

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